di IRPI

Il disastro ambientale in Campania – causato da anni di traffico illecito di rifiuti e emergenze perpetrate nel tempo – è paragonabile ad un’epidemia di AIDS. Con questo paragone agghiacciante la Commissione Parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti sintetizza tre anni di lavori. Due giornalisti di IRPI hanno documentato – tra il 2009 e il 2010 – la situazione del ‘triangolo della morte’, de ‘la terra dei fuochi’ e dell’emergenza rifiuti. Vi riproponiamo un video – in inglese – che ne riassume gli aspetti principali. A seguire, una sintesi della relazione della Commissione.

Sono settecentosettantadue le pagine della relazione sulla Campania che la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, presieduta dall’onorevole Gaetano Pecorella, ha reso pubblica in questi giorni dopo tre anni di audizioni, missioni, sopralluoghi, studi e dossier.

Le conclusioni della Commissione sono agghiaccianti. Nè sono una sorpresa per chi, da anni, si occupa del fenomeno: giornalisti, ma, soprattutto, cittadini e associazioni che convivono con il problema rifiuti da troppo tempo. E che da troppo tempo denunciano, fotografano, riprendono, mostrano, nell’indifferenza di una nazione.

“Quanto l’inquinamento si sia trasferito nel terreno”, si legge nella relazione, “quanto dal terreno ai prodotti alimentari, quanto dai prodotti alimentari all’uomo non è dato sapere con esattezza”.

Ma una cosa è certa: “Si tratta di danni incalcolabili, che graveranno sulle generazioni future. Il danno ambientale che si è consumato è destinato, purtroppo, a produrre i suoi effetti in forma amplificata e progressiva nei prossimi anni con un picco che si raggiungerà, secondo quanto riferito alla Commissione, fra una cinquantina d’anni. Questo dato può ritenersi la giusta e drammatica sintesi della situazione campana”.

Un caso esemplare, citato dalla relazione, riguarda l’avvelenamento delle falde acquifere di Giugliano e dintorni. La causa? Aver smaltito, a partire dalla fine degli anni Ottanta fino al 2004, 30.700 tonnellate di rifiuti nocivi scaricati dall’Acna di Cengio, azienda chimica del savonese. E dalle falde avvelenate i micidiali rifiuti sono penetrati nei pozzi circostanti utilizzati per l’alimentazione bovina e umana.

Riguardo al caso di Giugliano e della relativa zona limitrofa (ormai conosciuta come la ‘terra dei fuochi’, confinante con la terribile zona de ‘il triangolo della morte’, cioè Acerra, Nola, Marigliano), la relazione riporta le dichiarazioni del sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Napoli Alessandro Milita, ascoltato in commissione il 10 ottobre 2010: “Si tratta di un caso paradigmatico perché… vede un accertato avvelenamento delle falde con, dato più preoccupante, un culmine di contaminazione, pur attualmente presente, che raggiungerebbe l’apice nel 2064. Si tratta quindi di uno di quei casi (l’unico in corso di celebrazione in Italia) in cui una condotta permanente prevede un aggravamento nel corso del tempo, per cui, facendo un parallelismo tra organismo umano e ambiente, può essere soltanto paragonata all’infezione da Aids (…)”.

La perizia su quelle zone viene presentata alla Commissione anche dal geologo toscano Giovanni Balestri, che per conto della Procura di Napoli, fece uno studio mettendo in luce come tutta la zona a nord di Napoli e il casertano, infestata da discariche abusive opera della Camorra, è oggi tutta inquinata.

Secondo Balestri il picco si raggiungerà fra 50 anni quando il percolato e le altre sostanze tossiche provenienti da migliaia di tonnellate di rifiuti precipiteranno nella falda acquifera.

Pesante il commento finale della Commissione, che non si è occupata soltanto del traffico di rifiuti della Camorra, ma anche della tragedia dell’emergenza rifiuti soldi urbani, causata da anni di inefficienze governative. “É evidente – cita la relazione – che il sistema risulta essere stato riprogrammato per far funzionare una macchina capace senz’altro di produrre profitti, ma destinata a non risolvere i problemi, dal momento che il raggiungimento dello scopo costituirebbe evidentemente motivo per far cessare ogni possibile spunto di guadagno riguardo al ciclo dei rifiuti. In questo preciso momento storico il problema dei rifiuti in Campania non è più un problema regionale, se mai lo è stato, ma è un problema nazionale che sta esponendo l’Italia a sanzioni gravissime da parte della comunità europea, che ha avviato procedure di infrazione per violazione delle norme comunitarie”. E ancora: il disastro ambientale cui si sta assistendo a Napoli e zone limitrofe “costituisce ormai un fenomeno di portata storica, paragonabile soltanto ai fenomeni di diffusione della peste secentesca.”

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