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di Leo Sisti

Un j’accuse scioccante: 54 governi di tutto il mondo hanno preso parte a operazioni di extraordinary renditions, quelle che con raro eufemismo vengono definite “consegne straordinarie”.

Renditions di sospetti terroristi islamici: rapiti da agenti della Cia, trasferiti in paesi “amici” degli Usa e qui torturati. Basta scorrere una qualunque delle 215 pagine di GlobalizingTorture-Cia Secret Detention andExtraordinary Renditions (“Globalizzazione della tortura-Le prigioni segrete della Cia e extraodinary rendition”) per rendersi conto in quale abisso d’inciviltà giuridica sono precipitati gli Usa all’indomani dell’11 settembre 2011. Lo denuncia un rapporto reso pubblico da Open SocietyJustice Initiative, la “filiale giustizialista”, e mecenatesca, della fondazione creata dal finanziere George Soros, L’esordio è una citazione agghiacciante: “Dobbiamo affidarci a ogni sorta di iniziative oscure. Spendere tempo nelle ombre dell’intelligence. Molto di ciò che dovrà essere fatto, avverrà in silenzio, senza discussioni, ricorrendo a fonti e metodi in uso nelle nostre agenzie di spionaggio: se vogliamo avere successo”. È il modo in cui questi ragazzi lavorano. Sarà vitale per noi puntare su ogni mezzo a nostra disposizione pur di raggiungere il nostro obiettivo”. Parole dell’ex vicepresidente Usa Dick Cheney, 5 giorni dopo l’attacco di al Qaeda alle Torri Gemelle.

Ora, a distanza di 12 anni da quell’evento costato quasi 3mila morti e “vendicato” con 136 renditions in 5 continenti, arriva il bilancio finale: sui 25 episodi registrati in Europa potrebbe addirittura pesare il giudizio della Corte dei diritti dell’uomo. Un caso è già stato esaminato lo scorso dicembre. Riguarda la Macedonia, per i giudici di Strasburgo colpevole di aver sottoposto un cittadino tedesco, Khaled El-Masri, a detenzione illegale, sequestro e tortura.

Altri procedimenti coinvolgono Polonia, Lituania, Romania e Italia. Da noi, a far testo, è il rapimento di Abu Omar, preso da uomini dei servizi Usa a Milano nel 2003, poi portato in un carcere egiziano, trattenuto per 2 anni, sevizie comprese. Una vicenda giunta a qualche conclusione processuale. È del 1° febbraio la condanna a 7 anni, in appello di Jeff Castelli, capo della stazione romana della Cia e, a 6 anni di altri due agenti, assolti in primo grado, mentre per altri 20 colleghi la Cassazione ha emesso sentenze definitive a pene variabili, da 7 a 9 anni. Inoltre il possibile coinvolgimento del Sismi è al vaglio della Corte d’appello di Milano, dove lunedì l’accusa ha chiesto 12 anni di reclusione per il generale Niccolò Pollari, allora capo dell’ex spionaggio militare, e 10 per il suo braccio destro Marco Mancini. Tutt’e due “graziati” dal segreto di Stato, e quindi non giudicabili, opposto in una fase precedente, e concesso dai governi Prodi e Berlusconi (e confermato da Monti). È proprio il comportamento dei governi nel mirino di Open Society, a iniziare da quello di George Bush.

Ma non basta: “Quelle renditions non sarebbero state possibili senza la partecipazione attiva dei governi stranieri. Anche questi devono essere ritenuti responsabili”. Quasi due pagine sono dedicate all’Italia e ad Abu Omar. Globalizing torture rievoca anche la censura del Parlamento europeo nei confronti dell’apparato di sicurezza del Sismi. Gli aeroporti italiani sono stati sfruttati per 46 stop over” (soste) da un aereo Cia, in seguito impiegato in altri sequestri ed espulsioni a carico di cittadini egiziani, anglo-giordani, canadesi-siriani, iracheni, etiopi e tedeschi.

Questo articolo è stato pubblicato sull’edizione cartacea de Il Fatto Quotidiano del 7 Febbraio 2013.

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