di Luca Rinaldi

Mettere il naso nelle stanze dell’Autorità nazionale anticorruzione è interesse di molti. Soprattutto all’interno della piattaforma per la segnalazione degli illeciti (whistleblowing) nella Pubblica amministrazione e la sua manutenzione. L’appalto per la manutenzione e l’aggiornamento del software, base d’asta 80 mila euro, se lo è aggiudicato la società romana Laser Romae con un ribasso d’asta del 37%. Alla gara hanno partecipato diverse società del settore con ribassi che hanno toccato anche il 51%. Nulla a che vedere con i miliardi degli appalti Consip, certo, ma il valore delle gare che girano attorno alla gestione dei sistemi informatici sta soprattutto nelle informazioni in essi contenute. Figurarsi poi se sono quelli dell’Authority guidata da Raffaele Cantone.

La piattaforma per whistleblower

Per capire gli interessi in gioco occorre però fare un passo indietro. Lo scorso anno Anac aveva pubblicato il bando per l’affidamento della manutenzione ed evoluzione del software per il whistleblowing nella Pa. Si tratta della creazione di una piattaforma on-line sicura attraverso la quale gli impiegati possono segnalare illeciti e malagestione. Il progetto era nel cassetto dal 2015 quando l’Authority aveva avviato la consultazione pubblica per stabilire le linee guida a tutela del dipendente Pa che segnala illeciti poi oggetto di indagine.

Le problematiche relative alla sicurezza

L’autorità aveva adottato il sistema Globaleaks sviluppato dal centro Hermes, con cui però aveva interrotto i rapporti a giugno 2016. Più di un anno dopo, il 25 luglio scorso, il centro Hermes aveva lanciato un appello rimarcando come «il software prodotto» rischiasse «di finire su un binario morto facendo emergere in un arco di tempo relativamente breve diverse problematiche di sicurezza informatica». Al centro la partita sulla manutenzione e l’aggiornamento del sistema. Alla gara d’appalto bandita il 6 luglio 2016 avevano partecipato varie società del settore. Tra queste la Whistleblowing Solutions Impresa Sociale – no-profit che collabora con il centro Hermes per effettuare ricerca nel campo del whistleblowing e dell’anticorruzione – la Clio spa, Mesa, la Sei Consulting, Progesi e la Laser Romae. Quest’ultima, fondata tre anni fa dai coniugi Laura Maggini ed Emiliano Fedeli, si era aggiudicata la gara con il 37,84% di ribasso.

La girandola societaria

Se Maggini non sembra avere alcuna esperienza specifica, Fedeli lavora nel settore aerospazio e Difesa. La girandola societaria dietro i soci di Laser Romae è vasta. Maggini detiene il 51% di Nexus Data, società di intermediazione finanziaria insieme con Carlo Cini, già assessore del Municipio XIV di Roma e Roberto Cao Pinna, titolare della fallita Mediacon Sistemi e amministratore di altre cinque società dalle fortune alterne. Laser Romae operativa dal 2014 ha però fatto investimenti in ricerca e sviluppo nel 2015 e marcato un utile di 57 mila euro. Tutto lecito, tuttavia la Laser Romae, cosa che ha fatto drizzare le antenne per primi ai suoi concorrenti, mentre scriviamo non ha un sito Internet. O, meglio, il dominio laserromae.it esiste ma la pagina risulta in costruzione. A registralo nell’aprile 2014 lo stesso Fedeli con la Nikesoft, società di consulenza informatica che già lavorava con il ministero dell’Economia, degli Esteri, con la Regione Lazio, il Comune di Roma, ma anche con Eni, Enav e Telecom, giusto per citarne alcuni.

Il doppio filo con la Nikesoft

Nikesoft, di cui Fedeli è socio, si trova però dallo scorso novembre in concordato preventivo, condizione precedente alla liquidazione. Le due società – Laser Romae e Nikesoft – condividono sede e numero di telefono. Nikesoft è in stretti rapporti anche con Mediacon, e nel 2012 aveva acquisito un ramo d’azienda dalla società Costruzioni Gaglioti per un euro. Acquisizione finita anche in un giudizio davanti al tribunale di Lamezia Terme che contestava alla Gaglioti alcune irregolarità nella richiesta di accesso alla procedura di concordato. Lettera43 ha cercato di contattare via telefono e mail la Laser Romae per chiarire alcuni aspetti senza avere mai ottenuto risposta.

Alla gara aveva partecipato senza vincerla anche un’altra azienda forse più nota: la Progesi Spa che fa parte della galassia Bv Tech di Raffaele Boccardo, uomo dalle mille relazioni. Le cronache gli attribuiscono un flirt con“LadyLike” Alessandra Moretti (che Boccardo aveva pure finanziato tramite la società PrivateWave durante la sfortunata campagna elettorale per la corsa alla Regione Veneto), ma sono ben altri i “flirt” interessanti dell’imprenditore.

Boccardo solo terzo

Vicino ai fratelli Dell’Utri e all’Opus Dei, Boccardo oggi siede oltre che nei cda di Bv-Tech e controllate, nel consiglio di amministrazione dell’associazione Centro studi americani presieduta da Gianni de Gennaro e Giuliano Amato. Ma non è finita perché in una delle controllate della Bv-Tech, la M&P Risk Agency, troviamo un figlio d’arte: Carlo Mastrangelo, figlio dell’ex capo della polizia locale di Milano Tullio, che a sua volta ora è presidente della United Risk, società che si occupa di sicurezza urbana, e ha fondato la M&P Risk prima di diventare il numero 1 dei ghisa milanesi. Progesi, con cui Boccardo aveva partecipato all’appalto, si occupa principalmente di sistemi per la Difesa e ha lavorato per aziende come Leonardo-Finmeccanica, Vitrociset, ma anche per i ministeri di Difesa e Giustizia oltre che con la presidenza del Consiglio dei ministri. C’era dunque l’interesse a mettere le mani sul sistema di segnalazione dei casi di corruzione ma l’azienda di Boccardo è arrivata terza. Si rifarà col referendum per l’autonomia in Lombardia: la Bv Tech è partner della società Smartmatic che ha vinto la gara per il famigerato voto elettronico.

A rischio l’efficienza del sistema

La partita dell’Anac è ghiotta. Dal sistema dell’Anticorruzione passeranno tutte le segnalazioni degli impiegati della Pa. Un patrimonio informativo notevole e sensibile. Non a caso il centro Hermes nel suo appello ha sottolineato: «Si ritiene che Anac abbia impostato la governance relativa allo sviluppo del progetto di Whistleblowing digitale in modo tale da non riuscire a portare a pieno compimento l’ambizioso obiettivo di redistribuzione di software anticorruzione omogeneo e gratuito a tutte le articolazioni della Pubblica amministrazione italiana, trovandosi quindi di fronte a un elevato rischio di fallimento della strategia di riuso». Anche perché, ha sottolineato più di un addetto ai lavori a Lettera43, «con i ribassi visti difficilmente si possono soddisfare i requisiti del bando, mettendo a rischio l’efficienza dell’intero sistema informatico». Allo stesso tempo Hermes ha messo in guardia Anac. «Si ritiene», ha aggiunto il centro, «che le infrastrutture di sicurezza perimetrale debbano essere aggiornate a hardware/software più moderno, in considerazione del fatto che gli apparati nella disponibilità dell’ente a inizio 2016 non disponevano dei necessari supporti crittografici moderni». Insomma, il rischio è che le segnalazioni siano sì sicure ma non troppo.

Questo articolo è stato pubblicato su Lettera43 il 2 agosto 2017.

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