In Italia nel 2012 è nato un mercato di carta straccia: il mercato delle certificazioni e delle verifiche degli impianti industriali. In teoria un lavoro delicato che ha a che fare con la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini. Nella pratica un mercato dove si ricorre anche al falso pur di aumentare il profitto. La legge prevede che si facciano verifiche periodiche sullo stato di salute degli impianti, ma prima del 2012 gli unici enti titolati a farle erano quelli pubblici: l’Ispels, oggi inglobato dall’Inail, l’istituto che si occupa della sicurezza sul lavoro, e Asl e Arpa, agenzie regionali responsabili per salute e ambiente. L’Ispels però, soprattutto per problemi di organico, non era in grado di effettuare i controlli nei tempi stabiliti e le grandi fabbriche del Paese si trovavano in una posizione al limite dell’assurdo, rischiando sanzioni o persino gli arresti per una inadempienza dello Stato. Di fronte a tale paradosso, i Ministeri del Lavoro, Salute e Sviluppo Economico hanno siglato nel 2011 un decreto per permettere anche a enti privati di effettuare queste verifiche, pensando di agevolare le cose. Nasceva così il mercato delle certificazioni.

A cinque anni di distanza la soluzione si è rivelata peggiore del male. Fin dall’inizio, il sistema non era pensato per fare grandi affari: le certificazioni hanno prezzi contenuti, perché trattandosi di controlli obbligatori non li si può rendere troppo gravosi per le imprese.

Eppure ben 102 enti si sono affrettati a farsi accreditare. Alcuni di questi hanno però scovato scorciatoie per incrementare gli introiti, anche in piena violazione della legge. In più, recentemente è finito in carcere proprio il funzionario del Ministero del Lavoro che era a capo della commissione incaricata di verificare l’operato di tali enti. La procura di Udine lo sta ancora indagando perché avrebbe intascato milioni in tangenti, anche per oliare il meccanismo dell’accredito tra i 102 enti abilitati. Il centro di giornalismo di inchiesta IRPI ha ricevuto un leak con decine di documenti riguardanti uno dei più importanti di questi 102: Bureau Veritas Italia Spa (BV). E così nasce #cartefalse, l’inchiesta che IRPI presenta in esclusiva con FreeJourn.

Carte false“, di Cecilia Anesi, Lorenzo Bagnoli e Giulio Rubino.
16 giugno 2017

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