di Valentina Errante, Guia Baggi e Marjola Rukaj

La storia

L’ha raccontato lui stesso ai magistrati: «Il mio metodo è stato esportato all’estero». E Manlio Cerroni ha detto la verità al gip che dopo l’arresto l’ha interrogato. Gli affari del re delle discariche hanno superato i confini italiani e raggiunto l’Albania, dove
dal ’97 il governo attende la costruzione di una centrale idroelettrica che è solo un cantiere. E dove il ras deve avere buoni agganci perché nessuno gli ha revocato la concessione né chiesto danni.

La società che nel ’97 ottiene l’incarico è la Beg, Becchetti energy group spa, dove la famiglia Cerroni compare al gran completo. Francesco Becchetti, è il nipote di Cerroni, ma il ras figura anche in prima persona, insieme alla figlie, Donatella e Monica.

La concessione

Nel ’97, il governo albanese ha approvato alcune delibere per invitare gli imprenditori stranieri a investire nel settore energetico. Tra i progetti più importanti e ambiziosi quello di Kalivac, nel sud del paese: una centrale idroelettrica da 100MW che potrebbe fare del paese balcanico un esportatore di energia verso Italia e Grecia. La concessione trentennale è affidata alla Beg. Nel 2000, il governo dà all’azienda dieci mesi per avviare i lavori e stabilisce le agevolazioni fiscali: nessun pagamento dell’Iva e nessuna tassa doganale. Zero imposte sui profitti per i primi due anni di sfruttamento. Per gli altri 28, il pagamento sarà del 15 per cento. La consegna è prevista per il 2002.

Il business

A febbraio 2000 Enelpower (gruppo Enel) entra nel progetto annunciando un investimento di 160 milioni di dollari, la Beg resta titolare della concessione. A dicembre l’alleanza tra il colosso dell’energia e Beg è già rotta: Beg cita Enelpower davanti alla Corte arbitrale di Roma, chiede 120 milioni di euro di danni. Un processo che in vari gradi ha dato torto alla società di Cerroni. Ma ancora aperto davanti a tribunali italiani e albanesi e davanti al Tribunal de Grande Instance di Parigi.

A ottobre del 2001, quando dovrebbero partire i lavori, Beg non ha un partner. Il governo albanese concede una proroga di altri
due anni per l’avvio. All’avvicinarsi della nuova scadenza, Beg finanzia una prima fase delle opere. E, nel 2007, arriva Deutsche
Bank. Ma anche l’accordo con la banca tedesca finisce in tribunale.

Opere inesistenti

Dove dovrebbe sorgere la centrale idroelettrica di Kalivac (Marjola Rukaj, 2012)L’Akbn, l’agenzia delle risorse naturali, ente incaricato del controllo delle concessioni, ha scritto al ministero: «In base al controllo svolto il il 13 marzo 2012: i lavori sono ancora nella fase iniziale, come rilevato ad aprile 2011, il terreno scavato per la diga è danneggiato dalle acque, il rivestimento delle pareti della diga in cemento non è ancora iniziato, ci sono delle frane nella galleria di deviazione, si sta valutando se ricostruire il ponte che è stato portato via dalle acque. In base al grafico dei lavori, la costruzione della Hec di Kalivac avrebbe dovuto essere già terminata e la centrale avrebbe dovuto essere operativa; la copia del progetto non è stata firmata dal progettista; la società non ha consegnato l’atto d’inizio dei lavori, che avrebbe dovuto presentare entro 30 giorni dall’inizio dei lavori».

Petrit Gjoni, direttore dell’Akbn, spiega perché il governo albanese non sia ancora intervenuto: «I ritmi dei lavori sono lentissimi, ma lo Stato albanese non intende penalizzare Becchetti perché vede comunque di buon occhio gli investimenti stranieri».

Questo articolo è stato pubblicato su Il Messaggero – Cronaca di Roma il 31 gennaio 2014

L'articolo uscito nella cronaca romana de Il Messaggero