di Lorenzo Bagnoli

Si sentono in guerra. Considerano il fondatore di Open Society Foundation, George Soros, la fonte dei mali del mondo, primo fra tutti l’immigrazione. Vogliono impedire che le Ong proseguano nella loro attività di salvataggio dei migranti. Non hanno contatti fra di loro, eppure fanno parte dello stesso esercito: quello di chi vuole “fermare l’invasione”. La Fondazione Gefira e la missione Defend Europe sono le scintille che hanno incendiato la campagna di discredito delle organizzazioni non governative. Campagna che era sfociata in un’analisi condotta dal capo della Procura di Catania Carmelo Zuccaro, ma che finora lì si è fermata. Gefira è l’organizzazione che per prima ha mostrato attraverso la piattaforma Marine Traffic la frequenza con la quale le navi delle Ong entrano nelle acque libiche. Defend Europe è invece la missione organizzata da Generazione Identitaria, gruppo di estrema destra con sezioni in diversi paesi europei che (forse) prenderà il mare per dirottare gli sbarchi su Libia e Tunisia invece che sull’Italia. Due forme di europeismo che si basano sul concetto di difendere la razza e il gene europeo dalla sostituzione demografica che sostengono sia in corso attraverso il fenomeno migratorio. Gefira e Defend Europe si definiscono “apartitiche e apolitiche”. Gli uni si fanno chiamare  “indipendenti”, gli altri “identitari”.

Gefira contro l’Associazione amici di Franck Biancheri

La Fondazione Gefira è un think tank con sede a Nijmegen, sul confine fra Germania e Paesi Bassi. Offre servizi di consulenza geopolitica, analisi di rischio, scenari economici. Gefira ha definito le Ong “la mafia in combutta con l’Unione europea” e sposa alcune campagne politiche come quella della Lega Nord per l’uscita dell’Italia dall’Euro. Il think tank nasce nel 1987 per volontà del pensatore nizzardo Franck Biancheri, che è morto nel 2012, e di Bart Kruitwagen, attuale presidente. Biancheri ha avuto una vita pienissima sul piano politico: ideatore del partito Newropeans (che ha partecipato con lo stesso logo e lo stesso nome in diversi paesi alle elezioni europee del 2009), promotore di diversi think tank e della prima associazione di studenti universitari europei Aegee. “Il grande obiettivo di Biancheri era democratizzare l’Europa, perché il pericolo che vedeva era la caduta dell’Unione europea nelle mani dell’estrema destra. Sarebbero stati i primi a organizzarsi sul piano europeo e così è stato”. A parlare è Marie-Hélène Caillol, vedova di Biancheri, madre di Carla Biancheri, presidente dell’Associazione amici di Franck Biancheri. L’idea di democratizzazione aveva portato Biancheri a incontrare diversi attori (compreso Beppe Grillo nel 2010 e nel 2012), e anche ad accompagnarsi a persone di cui la stessa Caillol non si fidava, ci dice.

Ma la nuova Gefira non ha nulla a che vedere con le idee di Biancheri. I due principali attori della nuova formazione sono Bart Kruitwagen e Taco Dankers, a cui la figlia di Biancheri ha anche scritto due lettere per diffidarli dall’usare l’eredità politica del padre –  una pubblicata sul sito dell’associazione e una privata in cui chiede anche i danni d’immagine. Kruitwagen è stato tesoriere del partito Newropeans e fondatore di Euractiv (di cui non fa più parte), un sito di informazione sugli affari europei. Idea maturata sempre nel contesto delle associazioni di studenti europei (Aagee) fondate da Bianchieri. “Stava sempre in fondo alle riunioni strategiche, ma credo fosse fortemente affascinato dalla figura di Franck”, ci spiega ancora Caillol. Kruitwagen è il titolare del sito di Gefira e di Newropeans, attraverso la società LTJ Kruitwagen. Si è candidato nel 2009 al parlamento europeo in Olanda, con altri due candidati: Arno Uijlenhoet e Veronique Swinkels. Il primo oggi è parlamentare con GroenLinks (Sinistra Verde) in Olanda, la seconda collabora con il blog degli Amici di Biancheri ed è direttrice dell’agenzia di comunicazione BBK/Door Vriendschap Sterker (Powered By Friendship). Non esattamente lo stesso percorso politico di Kruitwagen. “Quando ormai Franck era molto malato, Bart ha provato a fargli incontrare anche Geert Wilders (il leader del partito neofascista olandese, NdR). Non era mai stato avvicinato da noi prima. Era un contatto di Bart”, ricorda la vedova di Biancheri.

La parola a Taco Dankers

Taco Dankers era invece l’IT manager di Newropeans e di altre associazioni legate a Biancheri. Oggi è l’editor del giornale e di Gefira. Ha una laurea in filosofia, ma non ha un passato come ricercatore. Fa ancora parte di diverse associazioni legate a Biancheri (Leap, Fefap, Irpa, Newropeans) ma nel settembre del 2015 lui e Bart Kruitwagen sono stati espulsi dall’Associazione amici di Franck Biancheri. I due si sono rifiutati di usare Gefira per finanziare le altre attività legate a Biancheri – così come previsto dallo statuto – così l’associazione ha deciso di cacciarli. L’associazione di amici è la realtà che tiene insieme tutte le realtà lasciate in eredità da Biancheri. “[A partire] dal forte contrasto del settembre 2015 abbiamo paura che Kruitwagen abbia una sua agenda politica – aggiunge Caillol. “È chiaro che abbia drammaticamente tradito tutti i messaggi e le campagne di Biancheri, non lasciando agli amici altra scelta se non ripubblicare i vecchi articoli di Franck, per difenderne l’immagine e le idee”.

Taco Dankers dice che Gefira si finanzia attraverso un fondo legato all’eredità di Franck Biancheri e i sottoscrittori del bollettino prodotto dalla squadra di ricercatori. Quello che però Dankers non dice, ma che emerge dal fascicolo con cui si è aperta la querelle giudiziaria tra Gefira e l’associazione Leap, appartenente al gruppo Biancheri, è che la sua associazione avrebbe usato un database di 60 mila contatti che non le apparteneva. Infatti si tratterebbe di abbonati al Global European Anticipation Bulletin (Geab), bollettino prodotto dalle altre associazioni di Biancheri, di cui Dankers era IT manager. Secondo l’Associazione amici di Biancheri, Dankers si sarebbe anche appropriato del nome: il nuovo bollettino di Gefira, che si propone come nuova versione del precedente, si chiama ugualmente Geab (Gefira Anticipation Bulletin).

L’associazione di amici sostiene poi che Gefira si sia appropriata di 60 mila euro che erano delle diverse realtà fondate da Biancheri, spostandole su un conto a cui nessuno ha accesso. Probabilmente si tratta proprio del “fondo ereditario” a cui fa riferimento Dankers: l’interessato non ha voluto specificare. Per i membri dell’Associazione amici di Franck Biancheri è un golpe: Gefira non doveva portare fondi fuori dal network delle associazioni. Dankers non ha voluto dare la sua versione rispetto al numero di sottoscrizioni, ma sostiene che tra gli abbonati non ci siano partiti. Dall’esposto risulta che in tutto dalle casse del think tank sono transitati, dal 2008 ad oggi, oltre 2 milioni di euro.

Sostiene Dankers: “Ci siamo divisi per divergenze politiche sull’immigrazione”.  Lo abbiamo intervistato il 27 maggio, via Skype, per oltre 40 minuti. Dankers racconta la tesi alla base delle ricerche di Gefira sulle Ong: “Il multiculturalismo non è solo la possibilità di mangiare etnico: è anche educazione, basi, valori fondanti. Qui sappiamo quali sono i diritti fondamentali delle persone, li abbiamo inventati noi. Se invece porti tutti gli africani in Europa, otterrai l’Africa. E non è quello che vogliono gli europei”. La questione fondamentale per gli studi di Gefira è quella demografica: l’Africa conta 1,2 miliardi di persone, in crescita, mentre l’Europa è in declino. “L’immigrazione non è un problema se resti al comando, ma è solo questione di tempo e la situazione andrà fuori controllo”.

E questo è un problema per chi? “Ci sono diversi scenari possibili. Io mi immagino anche una guerra”, dice Dankers. “Guarda le elezioni francesi: Le Pen è stata votata dalla maggioranza dei francesi nativi, perché contrari alle politiche migratorie degli altri”. Come si arriva dal discorso demografico alle Ong? Il passo è semplice: sarebbero loro le responsabili degli arrivi indiscriminati dei migranti in Europa. “Non c’entra nulla con le operazioni di salvataggio. Perché non vengono fatti scendere a Zarzis, in Tunisia o in altri porti sicuri? Una persona che viene salvata in mare non può chiedere di essere trasportato negli Stati Uniti, giusto?” Per una confutazione all’argomento, qui c’è la guida Know your rights di Cild alla solidarietà in mare. Ma per l’editor di Gefira, le Ong pongono un ulteriore problema: non hanno chiesto il permesso ai cittadini europei di portare sulle coste i migranti salvati in mare: “In Europa abbiamo perso il controllo democratico. Penso che la maggioranza degli europei sia contraria,  dobbiamo accettare tutti ma la maggioranza non vuole. Qual’è la legittimità democratica?” Razzista? Xenofobo? Fascista? No, Dankers si dichiara “indipendente”: “Si dice che chi ha queste idee è razzista, fascista o qualcosa del genere. Invece devi dire ai cittadini europei, volete essere sostituiti dagli africani? Sono certo che nessuno vorrà questo destino per sé o per i propri figli”. Certo, aggiunge, i problemi dell’integrazione in Italia sono poco conosciuti: “L’Italia non è un paese con una lunga storia di immigrazione. Da voi non ci sono molti musulmani”.

Gli identitari europei

Veniamo a Defend Europe: una missione in mare tesa a impedire alle Ong di portare in Italia i migranti salvati nel Mediterraneo. Secondo gli organizzatori, non farà affogare nessuno, ma porterà le persone salvate lontano dall’Europa, in Libia e in Tunisia. Lorenzo Fiato, 24 anni, è il presidente di Generazione Identitaria, associazione promotrice di Defend Europe in Italia. Quando arriva al bar Magenta, a Milano, manca una settimana al 17 luglio, giorno in cui si incontrerà con gli altri membri dell’equipaggio che salperà sulla C-Star, la nave con la quale “fermeranno le Ong”. Indossa una maglietta blu di Generazione identitaria, sulla schiena un passo della Chanson de Roland. “Sono stanco marcio del discorso nostalgico e passatista che fanno certi movimenti”, dice. “Il nostro è fluido, vogliamo mettere in discussione tematiche politiche come l’immigrazione, il multiculturalismo, l’integrazione. Le altre non ci riguardano in primo luogo”. Inutile secondo Fiato la classica battaglia dell’estrema destra ‘prima le case popolari agli italiani’, “perché fra vent’anni gli italiani non esisteranno più”. E questo concetto per Fiato è “apartitico e apolitico”. Perché multiculturalismo e integrazione sarebbero il male? Perché la convivenza tra etnie diverse porta a società dove ci sono tensioni sociali: “L’integrazione non è possibile. Significa sempre rinunciare a qualcosa”. Il modello del paese ideale esiste: è la Svizzera, con i suoi confini chiusi e le autonomie cantonali. “Sogno un’Europa così, che sta sulle sue, senza bisogno di combattere guerre a centinaia di chilometri di distanza”.

La nascita di Generazione Identitaria in Francia

L’atto fondativo di Generazione Identitaria (GI) nel 2012 è stata l’occupazione della moschea di Poitiers, cittadina francese dal valore simbolico nell’immaginario identitario. Lì, infatti, Carlo Martello sconfisse nel 732 l’esercito di Abd ar-Rahman, condottiero arabo e governatore di al-Andalus, provincia tra Spagna e Francia. Come il re dei Franchi, gli identitari vogliono fermare l’avanzata dei nuovi invasori, come li definiscono loro: i migranti. Le origini (culturali, prima di tutto) affondano nella Nuova destra francese. Tra i partecipanti alla missione di Defend Europe c’è infatti Jean-David Cattin, che è nel direttivo nazionale del Bloc Identitaire, la formazione che accoglie i giovani identitari francesi al compimento del trentesimo anno, spiega Fiato. Cattin è il responsabile dell’Università dell’era identitaria, una scuola di formazione nella quale si insegna, oltre che a conoscere i “valori identitari”, anche a gestire un’intervista e il rapporto con la stampa. Il Bloc Identitaire esiste dal 2002 e più volte si è schierato in competizioni politiche a fianco del Fronte Nazionale di Marine Le Pen. Philippe Vardon, uno dei leader fino al 2016, si è poi unito alla formazione di Marine Le Pen. Rottura definitiva? Non sembra, visto che tra Front National e identitari i rapporti sono sempre stati buoni. Quello di Vardon peraltro è stato solo il primo travaso di una lunga serie. Secondo LesInrocks, anche Marion Le Pen, nipote di Marine, “flirta” con gli Identitari. “Il Bloc faceva un discorso elettorale, ma ora ha capito che c’è già il Front National a portarlo avanti”, aggiunge Fiato. “Ci sono sempre stati rapporti tra i due mondi, ma Generazione Identitaria non abbraccia in toto il Front National, e viceversa”. L’immaginario, però, parte da autori in comune: soprattutto l’ex legionario neofascista morto suicida Dominique Venner oppure Rinaud Camus, scrittore teorico della “Grande sostituzione etnica” (l’invasione), che millanta di essere al di fuori degli schemi di destra o di sinistra.

Generazione Identitaria in Italia

In Italia Generazione Identitaria intrattiene rapporti principalmente con la Lega di Matteo Salvini, soprattutto dal momento in cui il partito padano si è rivolto oltralpe, al Front National. Nel 2015 Lorenzo Fiato partecipava già al convegno Verso una Lega nazionale, che univa forze di estrema destra proprio in nome di una comune lotta ai migranti. Tra i personaggi della Lega con cui Generazione Identitaria ha i rapporti più frequenti c’è Vincenzo Sofo, animatore del blog Il Talebano e dell’iniziativa leghista Mille patrie per l’Italia. Con la Lega il cerchio si chiude: il primo europarlamentare ad accreditare gli “studi” di Gefira livello comunitario siede nelle file del Carroccio. E risponde al nome di Lorenzo Fontana.

Questo articolo è stato pubblicato su Open Migration il 2 agosto 2017.

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