In segno di vicinanza al collega Paolo Borrometi.

L’ 8.1.2018 un tale Giuseppe Vizzini viene intercettato mentre parla con Salvatore Giuliano, alias Peppi Marcuotto, considerato il capomafia di Pachino, Sicilia.
Secondo le indagini della Procura di Catania, l’oggetto della conversazione è il giornalista Paolo Borrometi, direttore del giornale online ‘La Spia’, di Modica.
Giuliano consiglia a Vizzini di farlo ammazzare: “È, ma perchè non si ammazza, ma fallo ammazzare, ma che cazzo ti interessa”.
Al progr. 291 del 20.2.2018 Vizzini alludeva minacciosamente sempre a Borrometi, accumandosi come suo obiettivo polemico insieme ai GIULIANO (‘indagati, VIZZINI Simone, perché trovato in possesso di una tuta! Dopo due mesi! E va bene (sospira)! Ormai siete a servizio di BORROMETI! E mi denunciassero! Siete a picciotti di BORROMETI, BORROMETI! Siete a picciotti, tutti, di BORROMETI! Dice, come? Tranquillo! BORROMETI, ormai, viene qua e vi dice cosa dovete fare!
PICCA N’AVI (poco ne ha). Ti devi solo vergognare! E deninciami, e ma suchi! Vedi che ti ho minacciato di morte, che ma suchi!’ ‘Eh, logico tanto! Non lo capiamo, che…! Ormai siamo attaccati, da un giornalista… P.I… droga, estorsione, mafia, clan, quello, l’altro…i GIULIANO hanno perso…! Ma chi sono questi GIULIANO? Loro lavorano’). Ancora, al prog. 345 del 20.2.2018 VIZZINI Giuseppe commentava con i figli le parole di Salvatore GIULIANO il quale forte dei suoi legami con i Cappello di Catania, per eliminare lo scomodo giornalista stava per organizzare un’eclatante azione omicidaria (VIZZINI. G: ‘… se sballa.. se sballa.. che deve succedere picciotti (si riferisce a Salvatore GIULIANO) ! Cosa deve succedere! Succederà l’inferno! Ma non per i …P.I..! Mentre già lo so!… P.I., casa affittata a Pozzallo, P.I., quindici giorni, via, mattanza per tutti e se ne vanno;
‘scendono.. scendono.. scendono una deci… una decina (abbaia il cane)… una cinquina.. cinque o sei catanesi, macchine rubate, una casa in campagna, uno qua, uno qua… la sera appena si fanno trovare, escono..dobbiamo colpire a quello! Bum, a terra! Devi colpire a questo, bum a terra! E qua c’è u iocufocu (fuoco di artificio)! Come c’era negli anni 90, in cui non si poteva camminare neanche a piedi; VIZZINI Simone: così si dovrebbe fare!; VIZZINI Giuseppe: mi disse: lo sai che ti dico Peppe? Ogni tanto un morticeddu (fonico), vedi che serve! Per dare una calmata a tutti! Un morticeddu, sai così… P.I… un morticeddu, c’è bisogno… così si darebbero una calmata tutti gli sbarbatelli, tutti mafiosi, malati di mafia! Un murticeddu…)”.
Simone Vizzini è titolare di una ditta assieme al figlio di Salvatore Giuliano, Gabriele. La ditta, la Fenice srl, è un’ azienda agricola specializzata nella commercializzazione del pomodoro che rende famosa nel mondo la località del Siracusano.
Come riporta MeridioNews, “il nome della società è finito al centro dell’attenzione a febbraio scorso, dopo che il quotidiano La Spia ha pubblicato alcuni articoli nei quali si sottolineava l’appartenenza di Fenice al Consorzio di tutela del pomodoro di Pachino Igp, nonostante il curriculum criminale di Salvatore Giuliano. Per il quotidiano, il passato dell’uomo – costellato da una lunga detenzione in carcere per condanne per associazione mafiosa, traffico di stupefacenti ed estorsione – unito a grane più recenti – Giuliano è accusato di concussione e spaccio di droga, in un’inchiesta in cui sono coinvolti anche l’ex sindaco Paolo Bonaiuto e due consiglieri attualmente in carica – avrebbero dovuto inibire la permanenza di Fenice all’interno del consorzio.”
In un articolo, MeridioNews riporta le dichiarazioni dirette di Salvatore Giuliano al giornalista Simone Olivelli che lo raggiunge al telefono. “Io ancora il capomafia di Pachino? Dovrebbero venire a dirmi in questi anni in cosa ho mafiato”.
E dichiara di essere completamente estraneo ad un incendio che a marzo 2018 ha distrutto l’azienda agricola di Sebastiano Fortunato, che aveva espulso proprio Giuliano (con la sua Fenice srl) dal consorzio del pomodoro pachino per morosità. “La mafia a Pachino? Io lavoro nelle serre”, dice Giuliano al giornalista.
Ma per la Fondazione Caponnetto, il cui scopo è fare analisi sulle mafie e promuovere una cultura antimafia, non ci sono dubbi. La mafia c’è eccome a Pachino, e le minacce intercettate non lasciano dubbi. La mafia di Pachino vuole uccidere Paolo Borrometi.
Per questo, il Presidente della Fondazione Caponnetto – Salvatore Calleri – ha prodotto un dossier, analizzando la questione e spiegando la posizione del clan Giuliano che, stando alle indagini della Dda etnea, risulterebbe essere una propaggine del Cappello, clan da considerarsi alla stregua dei clan Santapaola e Laudani del catanese.
Leggi il Focus della Fondazione Caponnetto sul blog Stop Mafie
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