Slot machine, summit di mafia, voti e servizi segreti tra Calabria, Emilia Romagna, Piemonte e Lombardia. Spifferi su indagini riservate e vecchi «Mister X» che assumono una fisionomia più definita sotto il cappello di due inchieste scivolate sull’asse Bologna-Milano che in questi anni hanno svelato come la ‘ndrangheta abbia utilizzato il gioco d’azzardo legale per riciclare denaro sporco. Nei nuovi verbali del collaboratore di giustizia Nicola «Rocco» Femia, «re dei videopoker» trapiantato in Emilia, depositati dalla direzione distrettuale antimafia di Bologna al processo Black Monkey emerge un filo rosso tra le inchieste sul clan Valle-Lampada e le fughe di notizie agli indagati che hanno caratterizzato quelle indagini coordinate dalla dda di Milano allora guidata da Ilda Boccassini. Sullo sfondo sempre Milano e il civico 28 di via Carlo Dolci, per anni quartier generale di Giulio Giuseppe Lampada, boss e profilo perfetto di quella ‘ndrangheta imprenditrice a cui la città ha spalancato le porte senza far troppe domande.

Il racconto del collaboratore di giustizia, condannato a 26 anni e 10 mesi in primo grado a Bologna e protagonista della minacce al cronista Giovanni Tizian, è intervallato da vistosi «omissis». Segno che le indagini stanno continuando. Quanto sia attendibile il racconto di Femia in questa fase lo riscontreranno gli inquirenti e i processi, ma c’è più di una vicenda che coinvolge Milano e le mille sfumature della ‘ndrangheta lombarda. Su tutte le fughe di notizie provenienti dagli ambienti di forze dell’ordine e servizi di sicurezza con cui gli indagati sono venuti a conoscenza dei particolari delle inchieste a loro carico ancora in corso. E l’incrocio tra i verbali di Femia e alcuni passaggi della testimonianza dell’avvocato Vincenzo Minasi (coimputato con componenti del clan Valle-Lampada) in aula nel corso del processo di primo grado al clan aggiungono qualche pezzo al puzzle. […]

Slot e servizi segreti, un ‘Mister X’ tra le cosche“, di Luca Rinaldi.
27 aprile 2018
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