Il principio alla base della truffa è semplice, basta avere a disposizione centinaia di milioni di euro per fare incetta di azioni di aziende quotate in borsa, per poi ‘restituirle’ dopo pochi giorni. Il tempismo è chiave, bisogna agire a cavallo del pagamento dei dividendi. In Italia questi guadagni sono tassati, al 26%. I soggetti residenti all’estero però, possono chiedere il rimborso di questa tassa. Ed è qui che, in alcuni casi, scatta la truffa.

Il meccanismo può assumere moltissime forme diverse, ma in generale rientra in due filoni principali, detti in latino ‘cum-cum’ oppure ‘cum-ex’. Il primo, quello rilevato dalla Procura di Pescara, assomiglia più a una forma di elusione: basta ‘prestare’ le azioni, con un contratto di short loan, ad un complice residente all’estero per poter chiedere il rimborso o l’esenzione dell’imposta. Un profitto notevole, privo di rischi, ottenuto con poche ore di lavoro.
Ma a furia di operare con il metodo cum-cum, i trader hanno scoperto una struttura più raffinata, più redditizia, e decisamente più aggressiva: il cum-ex.

L’inchiesta, a cui Repubblica ha partecipato assieme ad altre 18 testate internazionali, coordinata dal centro di giornalismo tedesco CORRECTIV, rivela la più grande frode fiscale mai perpetrata in Europa.

Cum-cum, la truffa al fisco senza confini“, di Giulio Rubino.
18 ottobre 2018
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