di Lorenzo Bagnoli e Angelo Mincuzzi

Si allarga l’inchiesta della procura di Milano sulla Danske Bank e sul misterioso giro dei tre miliardi di euro provenienti dall’Azerbaijan e transitati dall’istituto danese tra il 2007 e il 2015. Dopo la richiesta di assistenza giudiziaria inviata alla Danimarca alla fine dello scorso dicembre, i pm Adriano Scudieri ed Elio Ramondini hanno presentato nuove rogatorie internazionali anche in Estonia, in Lettonia e in Gran Bretagna per conoscere i beneficiari economici di quattro società britanniche intestatarie di conti presso la Danske Bank. È attraverso queste società che i tre miliardi di origine sospetta alla base di una gigantesca operazione di riciclaggio internazionale sono stati convogliati verso decine di altre banche ed entità sparse in vari paesi.

L’intreccio con la Pilatus Bank di Malta

Pur non avendo al momento nessun contatto formale, l’inchiesta di Milano si intreccia con le investigazioni sulla banca maltese Pilatus Bank portate avanti dalla giornalista Daphne Caruana Galizia prima di essere assassinata con un’autobomba il 16 ottobre 2017. Secondo quanto risulta al Sole 24 Ore e ad Irpi (Investigative Reporting Project Italy) la Hilux Services, una delle società al centro dell’inchiesta di Milano e delle rogatorie in Danimarca, Estonia, Lettonia e Gran Bretagna, disponeva di un conto alla Pilatus Bank. Il beneficiario economico sarebbe stato il figlio di un alto esponente del governo dell’Azerbaijan. Il fronte maltese della “lavanderia azera” è estraneo – è bene ribadirlo – alle investigazioni della procura di Milano.

La Pilatus Bank era parte di una rete che dall’Azerbaijan si irradiava verso Dubai, la City di Londra, le Isole vergini britanniche, Panama, la Georgia, la Spagna e la Francia. Un network che vantava solidi agganci all’interno del governo di Malta e che fungeva da porta d’ingresso nell’Unione europea di capitali dalle origini poco chiare.

Il fondatore e presidente della banca, l’iraniano Ali Sadr Hasheminejad, è stato arrestato lo scorso anno negli Stati Uniti e accusato di aver aggirato le sanzioni contro Teheran facendo transitare 115 milioni di dollari verso il suo paese grazie a contratti firmati con il Venezuela. Lo scorso novembre la Banca centrale europea ha poi ritirato la licenza bancaria alla Pilatus, che oggi non è più attiva.

L’inchiesta e il processo a Volontè

Quella dei pm milanesi è un’inchiesta integrativa all’indagine che ha portato al rinvio a giudizio per corruzione dell’ex deputato dell’Udc Luca Volontè, accusato di aver ricevuto 2.390.000 euro provenienti da fondi pubblici o privati dell’Azerbaijan attraverso società e conti bancari offshore.

I soldi sarebbero arrivati al politico italiano proprio attraverso la Danske Bank quando Volontè sedeva nell’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa in cambio – secondo la procura – del suo sostegno alle posizioni politiche dell’ex repubblica sovietica. Volontè è stato assolto in primo grado dall’accusa di riciclaggio e ora si attende il processo di appello dopo il ricorso presentato dai pm. Il dibattimento per corruzione si celebra invece davanti alla decima Sezione penale del Tribunale di Milano.

Scudieri e Ramondini, in particolare, chiedono alle autorità estoni e lettoni di indagare sui rapporti bancari accesi presso la Danske Bank e la Ablv Bank dalla Metastar Invest, dalla Lcm Alliance, dalla Hilux Services e dalla Polux Management, le società di comodo britanniche che tra il 2012 e il 2014 hanno movimentato, insieme alla neozelandese Jetfield Networks, un mucchio di soldi in diverse valute: 3 miliardi di dollari, 519 milioni di euro, 1,2 miliardi di rubli (pari a circa 26,6 milioni di euro), 3 milioni di sterline e un milione di franchi svizzeri.

Le società possedevano conti bancari presso la Danske Bank, presso la banca lettone Baltikums Bank (oggi BlueOrange Bank) e, sempre in Lettonia, nella Ablv Bank, terzo istituto di credito del paese oggi in liquidazione, dopo essere stato accusato dalle autorità statunitensi di aver segretamente finanziato il programma nucleare della Corea del Nord.

Un labirinto di banche e società

Secondo una ricostruzione del Sole 24 Ore basata su documenti giudiziari, le cinque società sotto la lente dei pm milanesi hanno ricevuto i tre miliardi di dollari da altre 24 società attraverso sette banche dell’Azerbaijan, dell’Estonia, della Lettonia, dell’Olanda e del Lussemburgo.

Dopo essere transitati dalla Danske Bank, dalla Ablv Bank e dalla Baltikums Bank, i soldi sospetti sono poi confluiti in altre 94 società passando dai conti di 36 banche di diversi paesi, dalla Cina a Dubai, dalla Germania a gli Stati Uniti, all’Italia. Banche fino a prova contraria inconsapevoli dell’origine sospetta dei fondi.

Sulla Danske Bank si indaga già in Danimarca, in Estonia, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Ma proprio a Milano sono state compiute negli anni scorsi le prime indagini che hanno coinvolto la banca danese. Anche la Francia sta per aprire un’inchiesta sull’istituto bancario danese.

Hilux Services, la società che lega Danske Bank alla Pilatus Bank, è una Limited partnersihp domiciliata in una cassetta postale di un negozio Mail Boxes Etc. di Glasgow, in Scozia. È stata fondata il 26 marzo 2013 dalla Solberg Business Ltd e dalla Akron Resources Corporation, due società delle Isole vergini britanniche che hanno il medesimo indirizzo. Il 3 ottobre 2016 Hilux ha cambiato nome scegliendo la più sibillina denominazione di “SL012732 Limited partnership”.

Secondo la relazione del Nucleo della Banca d’Italia a supporto dell’autorità giudiziaria allegata all’inchiesta sui fondi ricevuti da Volontè, dal conto della Hilux Services presso la filiale estone della Danske Bank sono partiti, dal gennaio al dicembre 2014, 12 bonifici di 105mila euro ciascuno, per un totale di 1.260.000 euro destinati alla Fondazione Navae Terrae, di cui l’ex deputato dell’Udc e parlamentare del Consiglio d’Europa è stato presidente.

Il misterioso autista di Baku

Attraverso i conti bancari della Hilux è transitata complessivamente oltre la metà dei tre miliardi di euro oggetto dell’inchiesta dei magistrati di Milano: si tratta di 1,5 miliardi di dollari, ai quali si aggiungono 115 milioni di euro, 21 milioni di rubli e 1,2 milioni circa di sterline. I conti correnti della Hilux aperti presso la Danske Bank e la lettone Ablv Bank sarebbero stati alimentati prevalentemente dalla società azera Baktelekom Mmc, che ha bonificato 1,2 miliardi di dollari.

Il conto della Hilux presso la Ablv Bank è stato acceso da Maharram Ahmadov, un cittadino azero che – secondo il consorzio di giornalisti Occrp (Organized crime and corruption reporting project) che per primo ha indagato sull’”Azerbaijani laundromat” – non è un uomo d’affari ma un modesto autista di Baku, la capitale dell’Azerbaijan. Vivrebbe in un’umile casa nel quartiere di Gushchuluq, una zona di piccoli allevamenti di pollame alla periferia della capitale. Dove abbia trovato i soldi è un mistero.

Questo articolo è stato pubblicato su IlSole24Ore il 17 gennaio 2019.

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