di Sara Menafra

E’ il progetto col quale l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi voleva passare alla storia, quello che ora rischia di chiudere con una nota di disonore la sua carriera di capo di Stato maggiore della Marina militare: l’imponente Programma Navale del 2015 nato dalla legge di Stabilità 2014: quasi cinque miliardi e mezzo di euro in vent’anni per il totale ammodernamento della flotta navale della Marina italiana, con commesse milionarie in particolare a Fincantieri e Finmeccanica. Del restyling della flotta, del ruolo di De Giorgi e dell’interessamento dell’uomo d’affari Gianluca Gemelli, con un business nel porto di Augusta, i pm di Potenza vogliono parlare con l’ex ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi e con il ministro per i rapporti con il parlamento Maria Elena Boschi, in un’audizione che potrebbe svolgersi già la prossima settimana a Roma. Una vicenda che mette sullo stesso piano, con un’unica accusa di associazione per delinquere, traffico d’influenze e abuso d’ufficio, l’ammiraglio De Giorgi, l’ex funzionario del Mef Valter Pastena, per un certo periodo passato presso il ministero della Difesa e oggi consulente proprio al Mise, il coollaboratore della Camera di commercio di Roma Nicola Colicchi e l’onnipresente compagno della Guidi, appunto il Gemelli.

Gli affari

Le informative della Squadra mobile di Potenza guidata da Carlo Pagano, ora agli atti dell’inchiesta “Tempa Rossa”, hanno ricostruito l’incrocio tra l’interesse di De Giorgi per una veloce approvazione del ”Programma navale” e le premure, in particolare, di Valter Pastena, con un passato tra Mef e Difesa e oggi consulente al Mise. Il programma navale è la naturale prosecuzione di quello che il padre di De Giorgi, anche lui all’epoca ai vertici della Marina, aveva portato a termine nel 1975: un totale riammodernamento della flotta della Marina italiana che coinvolge anche società di Finmeccanica, come Selex Se e Oto Melara, e Fincantieri. Sbloccare anno per anno i finanziamenti necessari ad acquistare le singole navi non è una partita facile. E un ruolo l’avrebbe avuto proprio Valter Pastena, l’uomo a giusto al posto giusto, consulente al Mise e con un curriculum che lo vede, oltre che laureato in scienze economiche e marittime e capitano di lungo corso, anche dirigente generale del ministero dell’Economia e delle Finanze e direttore dell’ufficio centrale del Bilancio presso il ministero della Difesa fino al momento della pensione.

Ogni passaggio del mega progetto ”Programma navale”, per andare avanti, ha bisogno del placet sia del ministero dell’Economia sia del ministero dello Sviluppo economico, dove il compagno del ministro Guidi potrebbe aver usato proprio il metodo “Gemellico” da cui è partita l’inchiesta sull’impianto Tempa Rossa in Basilicata. Per questo, il procuratore capo di Potenza Luigi Gay, il procuratore aggiunto Francesco Basentini e la pm Laura Triassi (famosa per essere stata la gip dell’inchiesta Poggiolini all’epoca di Tangentopoli) vogliono chiedere alla Guidi soprattutto dei rapporti tra il compagno e l’ammiraglio De Giorgi, posto che anche dell’esistenza di questa indagine l’ex ministro è a conoscenza almeno da settembre, quando il convivente ha ricevuto il secondo avviso di garanzia, stavolta, appunto, per associazione a delinquere.

Lo scambio

Per mettere in campo il suo “metodo Gemellico” come lo chiamano nelle intercettazioni già pubbliche, Gemelli avrebbe avanzato richieste relative in particolare alle sue società presenti nel porto di Augusta. Nello scalo prettamente militare e industriale (sono presenti gli stabilimenti di Eni, Esso – Exxon e Erg) la società di Gemelli Its Srl, coinvolta anche a Tempa Rossa, ha un impianto di “Revamp Off Sites” e “Project Pre Assembly” direttamente sulla banchina di Punta Cugno. Una presenza su cui ha voce in capitolo l’Autorità portuale e infatti nei mesi scorsi la procura di Potenza ha iscritto al registro degli indagati alcuni nomi tra gli alti funzionari militari (sempre della Marina) della Capitaneria di porto. A dare una mano a sbloccare i progetti di Gemelli ad Augusta ci sarebbe stato anche Paolo Quinto, da sempre uomo di fiducia della capogruppo del Pd al Senato, anche lei di Siracusa, Anna Finocchiaro. Gemelli e Quinto, infatti, sono più volte intercettati e non solo per il convegno sulle energie rinnovabili a cui Gemelli porta anche i dirigenti Total.

La Boschi

Al centro dell’audizione di Maria Elena Boschi, oltre al caso De Giorgi, ci sarà il famoso emendamento inserito nella legge di Stabilità 2014 per sbloccare l’impianto di Tempa Rossa in Val d’Agri, messo in cantiere da Shell e soprattutto Total. L’impianto potrebbe essere il più grande mai realizzato in Italia. Stando allo stesso sito della Total «avrà una capacità produttiva giornaliera di circa 50.000 barili di petrolio, 230.000 metri cubi di gas naturale, 240 tonnellate di gpl e 80 tonnellate di zolfo». L’emendamento, elaborato direttamente negli uffici di Palazzo Chigi, sul quale la procura di Potenza chiederà chiarimenti, certamente permette di scavalcare la contrarietà della regione Puglia, e in prosepettiva anche di altre regioni d’Italia, qualora non si raggiunga l’intesa sulla realizzazione degli impianti. Sicuramente l’emendamento è decisivo per lo stoccaggio del gasolio a Taranto e dunque, come si legge nell’ordinanza di giovedì scorso, per «gli allacciamenti delle flowlines e pwelines con la rete Snam Rete e Gas e con l’oleodotto della Raffineria di Taranto». Tra i progetti messi in campo dalla Total, c’era l’idea che una volta partito da Taranto, il petrolio potesse essere raffinato negli stabilimenti turchi del gruppo, a poche decine di miglia marine dalla Puglia.

Questo articolo è stato pubblicato su Il Messaggero il 3 aprile 2016.