E’ un viaggio lungo e impegnativo quello tra i 864 siti contaminati lombardi e i 1.450 che risultano «potenzialmente contaminati», in attesa che le autorità ne stabiliscano i livelli di inquinamento. Un viaggio tra aree industriali in attività o dismesse i cui effetti continuano a manifestarsi su terreni e falde acquifere. Spargimenti pirata di rifiuti e discariche più o meno abusive, cantieri di grandi opere ed eventi (Pedemontana, Brebemi, Teem ed Expo) che hanno fatto emergere situazioni di inquinamento pregresse e ancora da risolvere. Il rischio è quello di perdersi tra le sigle di «sito di interesse nazionale» (Sin), «regionale» (Sir) o semplicemente di «sito contaminato», ma il risultato è sempre lo stesso: i siti definiti «contaminati» sono «quelle aree nelle quali, in seguito ad attività umane pregresse o in corso, è stata accertata un’alterazione delle caratteristiche qualitative delle matrici ambientali suolo, sottosuolo e acque sotterranee tale da rappresentare un rischio per la salute umana». Dietro i numeri e i bollini rossi vicende industriali che hanno segnato e segneranno il territorio e bonifiche sistematicamente in capo al contribuente «in sostituzione e in danno ai soggetti responsabili», si legge nei documenti ufficiali. Dunque chi ha inquinato quasi sempre non ha pagato e non paga. […]
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