di Cecilia Anesi e Giulio Rubino

Gli ordini, emessi dal G.I.P. di Potenza su richiesta della locale Procura Distrettuale Antimafia, riguardano tutti reati di associazione per delinquere transnazionale, finalizzata alla tentata estorsione ed aggravata dalle modalità mafiose.

Le indagini, avviate oltre un anno fa, si sono sviluppate a margine dell’inchiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria denominata New Bridge, operazione che consentì, nel febbraio scorso, l’arresto di 26 persone e di disarticolare un sodalizio mafioso, tra Calabria e Stati Uniti, dedito al traffico internazionale di stupefacenti. Quattro delle 26 persone sono le stesse raggiunte dagli odierni provvedimenti e si trovano già in carcere, tre in Italia e uno negli USA. New Bridge ha segnato una nuova lettura nella gestione del traffico di droga internazionale e soprattutto nei rapporti tra le consorterie mafiose attive in Italia e negli Stati Uniti. L’operazione mise in luce come la ‘Ndrangheta calabrese abbia ormai guadagnato una supremazia, a discapito della cosa nostra siciliana, ottenendo la posizione di terzo vertice del triangolo, dove agli altri due estremi si trovano le storiche famiglie mafiose di New York e il cartello dei narcos messicani, Los Zetas.

L’operazione odierna è il risultato di una complessa attività investigativa condotta dal Servizio Centrale Operativo della Polizia e dalla Squadra Mobile di Matera, e si snoda attorno ad una richiesta estorsiva di ben un milione di euro ai danni di un noto imprenditore italiano, Lorenzo Marsilio, titolare di Sudelettra, colosso nel campo delle installazioni di strumentazione energetica.

L’ azienda opera sia in Italia che all’estero con un fatturato che si aggira attorno ai 30 milioni di euro l’anno. Sudelettra fornisce anche strumentazione per aziende petrolchimiche, ed è presente presso la raffineria Agip di Taranto, Brindisi e Gela. Negli ultimi anni ha esteso il suo raggio d’azione in Brasile, Arabia Saudita e Qatar. È inoltre presente in Nigeria con Sudelettra Nigeria Ltd.

Il debito con la consorteria criminale l’imprenditore l’ha contratto a fine anni ’80, e nello specifico, il portafogli fu il ‘re della coca’ Roberto Pannunzi.

Punnunzi, alias ‘lo stratega’, era un abilissimo broker del traffico di cocaina intercontinentale legato alla cosca dei Macri’ di Siderno. Ma Pannunzi – alleato di tutti e di nessuno – ha sempre intrattenuto buoni rapporti con la Cosa Nostra siciliana, nello specifico con Miceli Salvatore con il quale condivideva affari con i narcos colombiani e assieme al quale era stato arrestato nel 1983. Le ultime vicissitudini di Pannunzi e Miceli sono state messe in luce dall’operazione Igres del Gruppo Operativo Antidroga (Goa) della Guardia di Finanza di Catanzaro, grazie alla quale venne arrestato nel 2004. Nel 2010 riesce evadere, ma viene arrestato nuovamente l’anno scorso. Pannunzi ha sempre avuto grande liquidità, derivata proprio dal brokeraggio nel traffico di droga. È ipotizzabile quindi che anche il prestito all’imprenditore di Sudelettra fosse composto da proventi della cocaina. Ma, spiegano gli inquirenti, le indagini non sono riuscite a mettere in luce i motivi del prestito, né il perchè l’imprenditore si sia rivolto proprio a Pannunzi. Per il momento, infatti, Lorenzo Marsilio è considerato parte lesa.

Interessante è anche un altro aspetto. Il debito non fu cancellato né dimenticato. Tant’è che i Gambino hanno recentemente mandato in Italia un uomo di fiducia, un affiliato di grande caratura criminale, a cercare di riscuoterle il credito contratto da Pannunzi. Ecco che Francesco Palmieri visita due volta il Belpaese, senza però ottenere risultati. A quel punto, i Gambino incaricano Grillo Giovanni detto Johnny – bloccato ieri mentre cercava di scappare negli USA, già coinvolto nelle indagini ONIG del ’94 – del recupero crediti. Grillo, ad ulteriore conferma della connessione e dei nuovi assetti tra le diverse consorterie mafiose evidenziata anche dalla recente operazione New Bridge – è legato tanto alla ‘Ndrangheta quanto alla mafia trapanese di Castellammare del Golfo.

E di Castellamare è originario anche l’altro arrestato, Salvatore Farina, coinvolto – con il padre Ambrogio – nell’omicidio del sostituto procuratore di Trapani Giangiacomo Montalto ma assolto per insufficienza di prove. Salvatore ha vissuto per anni negli Stati Uniti, e solo alla fine degli anni ‘90 è tornato in Italia, in provincia di Varese, dove stava per aprire un locale notturno prima di essere arrestato per traffico di droga, nel 2001. Farina si avvaleva della complicità del cognato, Paolo Liga, figlio del boss bagherese Mario Liga, famoso anche negli ambienti mafiosi di New York.

Le investigazioni, sottolineano gli inquirenti “hanno permesso di disvelare i personaggi protagonisti del tentato delitto ma anche evidenziato ulteriormente le proiezioni internazionali della cosa nostra e della ‘ndrangheta in America, nonché le attuali dinamiche in seno alle storiche famiglie mafiose di New York”.

Ha collaborato Matteo Civillini.

Questo articolo e’ stato pubblicato su Correct!v l’11 dicembre 2014