di marsala.it

Il Gup Francesco Parrinello ha prosciolto il 55enne imprenditore Antonino Scimemi dall’accusa di riciclaggio di denaro proveniente dal parco eolico di Salemi. Il giudice ha stabilito che ‘’il fatto non sussiste’’.

Antonino Scimemi nel 2012. Foto: Michele Naccari, Studio Camera

Antonino Scimemi nel 2012. Foto: Michele Naccari, Studio Camera

La Procura aveva chiesto il rinvio a giudizio. Il reato contestato all’imprenditore riguardava 850mila euro, soldi arrivati in tre tranche nel 2008. Le indagini, coordinate dal pm Dino Petralia, erano state svolte dalla Guardia di Finanza. Alla base dell’inchiesta un accredito ‘’sospetto’’ su un conto di Scimemi eseguito dalla moglie.

L’indagine, nel dicembre 2012, sfociò nel sequestro di beni per un milione e trecentomila euro a otto persone. Coinvolte società operanti anche all’estero: Lussemburgo e Malta. Il sequestro riguardò 29 unità immobiliari, 4 auto, una moto e 290 mila euro in titoli. Beni appartenenti a Scimemi, alla moglie Vita Alba Caradonna, alla madre Giuseppa Angelo e al figlio ventottenne, Giacomo.

Scimemi aveva reso dichiarazioni al gup un paio di settimane fa. ‘’Il mio assistito – dichiarò, subito dopo, l’avvocato Simone Faiella, legale dell’imprenditore – ha spiegato al giudice che si è trattato di operazioni reali originate dalla necessità di disponibilità di denaro liquido, visto che Scimemi era stato raggiunto dall’applicazione del sequestro di tutti i suoi patrimoni, sia privati che aziendali. Sequestri poi revocato all’esito dell’assoluzione decretata al termine del processo celebrato davanti al collegio presieduto da Gioacchino Natoli. In quell’occasione il mio assistito è stato assolto in formula piena: perché il fatto non sussiste”.

Si trattava del cosiddetto processo “Energia Pulita”. Il procedimento a carico di 13 imputati (tra cui Scimemi) che era scaturito dall’operazione delle Fiamme Gialle dell’ottobre del 2007 in seguito alla quale scattarono otto misure cautelari per associazione a delinquere finalizzata alla truffa nei confronti dell’Unione europea. All’epoca furono sequestrate quattro aziende, automezzi, conti correnti e denaro per oltre 500mila euro.

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