Nella giornata di ieri la Polizia slovacca ha sequestrato il cellulare di una nostra collega, la giornalista investigativa Pavla Holcova del České centrum pro investigativní žurnalistiku, centro di giornalismo d’inchiesta della Repubblica Ceca.

Pavla era stata invitata dalla polizia per quello che doveva essere un colloquio informale per aiutare le indagini sull’omicidio del giornalista Jan Kuciak. Ma, una volta presentatasi, si è vista recapitare un ordine di sequestro del suo cellulare, già firmato da un procuratore slovacco. E’ ovvio quindi che questo fosse il reale scopo dell’incontro, tendere una trappola in cui far cadere Pavla.

Pavla stava lavorando assieme a Jan e IRPI per conto dell’Organized Crime and Corruption Reporting Project (OCCRP) quando il giornalista è stato ucciso. Da allora ha sempre collaborato con la polizia fornendo liberamente tutte le informazioni in suo possesso. Jan era un suo amico e Pavla è sempre stata determinata a scoprire i suoi assassini.

Ma ieri, Pavla è stata interrogata per più di otto ore. L’interrogatorio è andato ben oltre l’indagine sull’omicidio. Gli agenti incaricati dell’interrogatorio di Pavla hanno commentato la sua attività giornalistica, dicendo che lei è “sempre stata contro il sistema”.

L’impressione è che l’interesse principale della polizia slovacca fosse quello di ottenere dettagli del nostro lavoro, scoprire i nostri metodi di comunicazione interna, cosa altri media abbiano intenzione di scrivere riguardo alla vicenda e acquisire altre informazioni non pertinenti.

Pavla non ha risposto a una serie di domande che erano chiaramente irrilevanti rispetto all’indagine sull’omicidio e, piuttosto, minavano il diritto della giornalista di potere lavorare in maniera indipendente, come ‘cane da guardia’ della democrazia.

Le hanno chiesto di consegnare il telefono, minacciandola di multarla per 1650 euro se non avesse cooperato. A quel punto Pavla ha mostrato volontariamente alcuni messaggi agli agenti, promettendo di condividere tutte le conversazioni che aveva avuto con Jan e che aveva salvato. La Polizia ha risposto di non essere interessata a quelle conversazioni, ma a tutti i messaggi che Pavla ha scambiato dopo l’omicidio. A questo punto tre agenti sono entrati nella stanza assieme ad un’unità tecnica forense allo scopo di provare a estrarre i dati dal cellulare.

Non avendo avuto successo, gli agenti hanno costretto Holcova a consegnargli il proprio cellulare. Il dispositivo non contiene informazioni utili ai fini dell’indagine oltre a quelle che OCCRP ha già volontariamente condiviso con le autorità slovacche.

Esigiamo che la polizia slovacca restituisca immediatamente il cellulare alla giornalista, se vuole dimostrarsi seriamente intenzionata a risolvere il caso dell’omicidio Kuciak. OCCRP ha dato mandato ai propri avvocati di percorrere ogni possibile strada legale affinché ciò avvenga. Queste iniziative da parte della National Crime Agency (Agenzia Nazional Anticrimine) della Slovacchia appaiono chiaramente ostili  e sembrano più dettate da un interesse a indagare i giornalisti piuttosto che gli assassini di Jan Kuciak. Comportamenti simili li abbiamo visti solo da parte delle forze dell’ordine di regimi autoritari, in Europa non c’è spazio per azioni di questo genere.

Le autorità slovacche sono libere di chiederci qualsiasi informazione e noi siamo pronti a collaborare pienamente visto che il nostro obiettivo è quello di individuare l’assassino di Jan. Tuttavia, attaccare il nostro lavoro giornalistico non è il modo di dimostrare tale intenzione.

OCCRP Network

Paul Radu, Direttore Esecutivo, OCCRP

Drew Sullivan, Editor, OCCRP

Czech Center for Investigative Reporting

Investigative Reporting Project Italy (IRPI)