Lubiana, 12 settembre 2016 – Giornalisti in rappresentanza di tutti i paesi membri dell’Unione europea hanno chiesto alla Corte di giustizia con sede a Lussemburgo di pronunciarsi contro il rifiuto del Parlamento europeo di rendere pubblico come i 751 deputati del Parlamento europeo spendano gli oltre 71 milioni di euro che ricevono ogni anno come indennità in aggiunta al loro stipendio.

Troviamo molto preoccupante che il Parlamento europeo non abbia alcun controllo su come vengano spesi ogni anno oltre 38,7 milioni di euro dei contribuenti, e ancor più preoccupante che lo stesso Parlamento consideri ciò normale”, afferma Nataša Pirc Musar, il legale che rappresenta il gruppo di giornalisti, in merito all’assenza di controlli sull’indennità per le spese generali percepita dagli europarlamentari.

Il procedimento è iniziato nel novembre 2015 quando il gruppo ha presentato 29 ricorsi (uno per giornalista) alla Corte di giustizia dell’Unione europea, chiedendo la consegna di tutta la documentazione comprovante l’impiego da parte degli europarlamentari delle indennità – per spese generali, di viaggio, giornaliera e relativa al personale. Non era mai successo prima che dei giornalisti portassero un’istituzione europea in tribunale per essersi visti rifiutare l’accesso a questo tipo di informazioni.

A luglio dello scorso anno ogni giornalista aveva contattato il Parlamento europeo richiedendo la documentazione per i deputati del proprio di paese. Tutte le richieste erano state respinte sulla base di motivazioni quali la protezione dei dati personali, così come un presunto eccessivo carico di lavoro che la  domanda avrebbe comportato. L’europarlamento aveva inoltre fatto sapere di non essere in possesso di alcun documento relativo a come i deputati spendessero la loro indennità per le spese generali.

Dopo i ricorsi dei giornalisti alla Corte, il Parlamento europeo si è difeso ripetendo le stesse argomentazioni. Ma il gruppo di giornalisti non ha alcuna intenzione di demordere e reitera la richiesta di diffusione di tale documentazione.

E’ ora che il Parlamento europeo, istituzione che ha il dovere di assumersi delle responsabilità agli occhi dei cittadini europei, non nasconda la testa sotto la sabbia e fornisca i documenti richiesti”, dichiara Anuška Delić, giornalista slovena e coordinatrice del progetto sugli europarlamentari, in inglese the MEPs Project. “Speriamo che gli stessi deputati si facciano avanti chiedendo al Parlamento europeo di fare la cosa giusta”.

Dopo aver replicato agli argomenti usati dall’europarlamento, lo studio legale Pirc Musar ha rilasciato una dichiarazione per conto dei 29 giornalisti che risponde punto per punto a quanto addotto dal parlamento a propria difesa.

“Siamo alquanto delusi dalla linea difensiva del Parlamento europeo, perché piuttosto blanda”, spiega Nataša Pirc Musar. “Le loro argomentazioni principali fanno riferimento a tre casi sostanzialmente diversi dal nostro. Infatti, nel ricorso Bavarian Lager, i dati richiesti riguardano lobbisti, non persone che ricoprono incarichi pubblici. Nel nostro caso, invece, si parla di europarlamentari, dei loro assistenti e consulenti – decisori pubblici che spendono fondi pubblici per svolgere le loro funzioni. Inoltre, nei due ricorsi Dennekamp, i dati richiesti riguardavano lo schema pensionistico degli europarlamentari, informazioni che rivestono una natura più personale. A differenza, qui si cerca di far luce su come i soldi pubblici destinati agli europarlamentari vengano spesi. Lo sono esclusivamente per il loro lavoro nel Parlamento come rappresentanti eletti dai cittadini europei?”

“Tra l’altro, cosa in sé preoccupante, il Parlamento europeo dichiara di non avere alcuna documentazione sull’utilizzo che gli europarlamentari fanno delle proprie indennità per le spese generali perché pagate in modo forfettario, circa 4.300 euro al mese a ognuno dei 751 europarlamentari. Mentre già sappiamo che non potremmo ottenere molto per quel con il ricorso su questo punto – visto che non possiamo ricevere documenti che non esistono -, questa risposta in sé già mostra un’enorme falla nel monitoraggio della spesa pubblica da parte del Parlamento europeo. Confidiamo dunque che i decisori pubblici apportino le necessarie modifiche a questo sistema”.

“Per concludere, ci preme sottolineare come i dati personali di funzionari e impiegati europei siano “alla lettera” di gran lunga più protetti di quelli dei cittadini comuni. Chiediamo al Parlamento europeo di smetterla di nascondersi dietro un’obsoleta interpretazione delle norme sulla privacy. Piuttosto, vogliamo che l’europarlamento ponga il giusto equilibrio tra la tutela dei dati personali di dirigenti e funzionari europei e il diritto dei cittadini alla libertà di informazione. Se il Parlamento ritiene impossibile interpretare la legislazione europea in tal senso, allora spetta all’istituzione cambiare status quo e spingere per un’adeguata modifica legislativa, invece di fare spallucce.”

Il progetto sugli europarlamentari

Il progetto sugli europarlamentari, in inglese MEPs Project, è nato nel 2015 quando giornalisti rappresentanti di tutti i paesi membri dell’Unione europea hanno fatto ricorso alla Corte di Giustizia di Lussemburgo contro la violazione del loro diritto di accesso alle informazioni. I giornalisti avevano infatti presentato richiesta al Parlamento europeo per avere copia della documentazione relativa a come gli europarlamentari spendessero le indennità che ricevono in aggiunta al loro stipendio e che dovrebbero essere usate esclusivamente per l’esercizio delle loro funzioni pubbliche, richiesta finora negata dal Parlamento europeo.

La cronologia degli eventi, articoli e documenti legati al progetto sono disponibili online all’indirizzo: www.ir­‐d.dk/the­‐meps­‐project

Per maggiori informazioni: anuska.delic@delo.si

Traduzione (per gentile concessione) di Andrea D’Ambra

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