di Cecilia Anesi e Giulio Rubino

Il cerchio si stringe contro la ‘ndrangheta al nord. Con la colossale operazione ‘Aemilia’ coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia (DDA) di Bologna, in collaborazione con quelle di Catanzaro e Brescia, i Carabinieri hanno arrestato 160 affiliati in Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto oltre che nella regione ‘madre’, la Calabria, e la vicina Sicilia.

Scavando sulle infiltrazioni della mafia calabrese in Emilia Romagna e regioni limitrofe, la DDA di Bologna ha scoperto come a gestire le attività illecite fosse la cosca Grande Aracri di Cutro (Crotone).

Le ordinanze di custodia cautelare in carcere firmate dal gip di Bologna sono 116 e riportano pesanti accuse fra cui associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, reimpiego di capitali illeciti, emissione di fatture per operazioni inesistenti ed altro. Tutti reati commessi con l’aggravante di aver favorito l’attività dell’associazione mafiosa. Contemporaneamente, le procure di Catanzaro e Brescia hanno emesso altri 46 provvedimenti di fermo per gli stessi reati.

La notizia più inquietante che quest’indagine conferma, sottolineano gli inquirenti, è che la ‘ndrangheta non crea contrasti con il tessuto economico preesistente del nord Italia. Anzi, colloquia con gli imprenditori locali stringendo ottimi rapporti. Il tutto sotto il controllo e la guida della cosca Grande Aracri e del ‘bastone’ Nicolino Grande Aracri.

Tra le persone raggiunte da ordinanza ci sono anche i fratelli del già detenuto Nicolino Grande Aracri, E. e D., quest’ultimo avvocato penalista.

Inoltre, riporta Il Dispaccio di Reggio Calabria, tra “le persone finite in manette nell’indagine ‘Aemilia’, figurano diversi imprenditori calabresi, alcuni già noti alle forze dell’ordine, tra cui N.S., considerato anche da indagini precedenti il reggente della cosca su Reggio Emilia. N.S., già condannato in primo grado per associazione mafiosa, è stato recentemente destinatario di una misura di prevenzione patrimoniale che gli aveva bloccato beni per 5 milioni di euro.”

E c’è anche il consigliere comunale di Reggio Emilia Giuseppe Pagliani (Forza Italia) – scrive il Dispaccio – tra gli arrestati. I carabinieri lo hanno da poco prelevato dalla sua abitazione di Arceto di Scandiano (Reggio Emilia).

Questo articolo è stato pubblicato su Correct!v il 28 gennaio 2015.