di Lorenzo Bodrero

Con 34 miliardi di euro spesi, i Giochi invernali di Sochi, in programma dal 7 al 23 febbraio, saranno i più cari nella storia delle olimpiadi. Trenta volte più costosi dei Giochi di Vancouver, dieci volte tanto quelli di Torino 2006. La stima arriva dalla Anti-Corruption Foundation del noto avvocato e attivista russo Alexei Navalny che attraverso un sito web interattivo fa i conti in tasca a Putin e a chi, secondo gli autori, ha gonfiato i costi per interessi propri.

«Secondo le mie stime risulta che tra imprenditori e politici siano stati rubati in tutto circa 22,2 miliardi di euro», ha detto di recente l’ex vice-premier Boris Nemtsov, uno dei rivali politici più accaniti di Vladimir Putin. In una recente intervista, lo “zar di Russia” ha affermato che le olimpiadi sono costate 4,8 miliardi di euro. Poco meno dei 5,1 intascati, secondo Navalny, dal suo amico di infanzia Arkady Rotenberg il quale con cinque società controllate è in cima alla lista dei “fortunati” avendo ottenuto i contratti per la costruzione di 20 complessi, tra autostrade, ponti, gallerie, hotel, un centro per la stampa e una pista da Formula 1.

L’accusa della fondazione non lascia spazio a interpretazioni. «La corruzione nella politica e nell’economia è diventata la spina dorsale del governo di Putin», dice a IRPI Vladimir Ashrkov, direttore dell’Anti-corruption Foundation. E ha aggiunto che «le Olimpiadi si sono dimostrate l’occasione perfetta per gli stretti collaboratori di Putin di appropriarsi illecitamente di grandi somme di denaro pubblico».

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Nel 2009 il quotidiano Vedomosti ha passato in rassegna le gare di appalto per assegnare i lavori di Sochi e scoprì che in molti casi si trattava di gare “chiuse” a cui solo una società veniva concesso di partecipare. Contattato da IRPI, il giornalista investigativo Roman Shleynov riconosce che «il team di Navalny ha fatto davvero un gran lavoro di ricerca, loro non sono contrari alle Olimpiadi a patto che vi sia un ritorno economico per la regione e che non vengano realizzate attraverso l’appropriazione indebita di enormi somme di denaro pubblico».

E l’utilizzo dei soldi dei contribuenti rappresenta un ulteriore motivo di scontro tra il Cremlino e la Anti-Corruption Foundation. Il sito-denuncia di Alexei Navalny afferma che gli investimenti privati ammontino ad un modestissimo 4% e che il resto sia denaro pubblico, contro il 60% dichiarato dal presidente del comitato olimpico russo Alexander Zhukov. La chiave di lettura sta nelle aziende Olimpstroy e Russian Railways. Entrambe statali, da sole si sono accaparrate più della metà dei 18,8 miliardi di euro messi a disposizione dal Cremlino.

In quanto responsabile dei lavori di Sochi, la Olimpstroy ha inoltre avuto carta bianca nello stabilire le regole d’ingaggio per la scelta degli investitori e nella concessione dei contratti. Come affermato dal direttore di Transparency International Russia Ivan Ninenko all’Associated Press «questo ha creato terreno fertile per pratiche corruttive nella concessione degli appalti». Negli ultimi anni sono state apertetre indagini nei confronti della Olympstroy, ma nessuna di queste ha raggiunto l’aula di un tribunale.

Alexei Navalny fu accusato di appropriazione indebita nel luglio 2012. Lo giudicarono colpevole e fu condannato a cinque anni di reclusione il 18 luglio 2013, il giorno dopo essersi registrato come candidato alle elezioni comunali di Mosca. L’annullamento della pena detentiva due giorni più tardi non gli evitò la sconfitta politica, pur ottendendo il 27% delle preferenze. Due “batoste” che non hanno però scoraggiato il noto attivista russo. Il lancio del suo sito è solo l’ultima di una serie di iniziative volte a promuovere la trasparenza politica ed economica nel suo paese. Una motivazione simile deve aver spinto l’imprenditore edile Valery Morozv a denunciare pubblicamente nel 2010 diversi collaboratori di Putin i quali a suo dire avrebbero preteso tangenti per la concessione dei contratti per la costruzione di Sochi.

«Da allora sono diventato un bersaglio – ha affermato Morozov, il quale si trova ora in esilio volontario a Londra. Intervistato dall’americana Abc, ha riferito di una delle tante minacce ricevute che recitava «ti affogheremo nel tuo stesso sangue». «Gli atleti non sono i soli a competere alle olimpiadi – ha scritto sul suo sito web Alexei Navalny. Vi prendono parte  anche funzionari statali e imprenditori che hanno trasformato i Giochi in una personale fonte di profitto».

Questo articolo è stato pubblicato sulla versione online del settimanale Famiglia Cristiana il 7 febbraio 2014.

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