di Cecilia Anesi e Giulio Rubino

Assieme al reato associativo, le indagini relative agli arresti odierni riguardano in particolare l’organizzazione e la gestione della lunga latitanza del boss Giovanni Tegano, iniziata nel 1993, capo indiscusso dell’omonima famiglia fin da prima del Summit di Montalto del 1969 (l’ultimo summit della vecchia guardia della ‘ndrangheta agropastorale) e arrestato nel 2010.

Tegano, nel 1993 a seguito del processo Olimpia, fu accusato di omicidio, associazione mafiosa e violazione della legge sulle armi. Viene raggiunto nel novembre 2003 dall’ordine di esecuzione di una pena all’ergastolo.

Nonostante le mirate attività di indagine, Giovanni Tegano riesce a sfuggire alla cattura fino al 2010, quando viene finalmente catturato in una casa a contrada Terreti, nei pressi di Reggio Calabria.

Le complesse tecniche investigative messe in atto per la sua cattura hanno permesso di identificare tutta una serie di soggetti inseriti nella cosca De Stefano-Tegano, legate da una storica alleanza rinsaldata anche da un ‘matrimonio dinastico’ fra Antonietta B, nipote di Giovanni Tegano, con Orazio De Stefano.

Il quadro aggiornato del gruppo di vertice della famiglia Tegano rivela come fossero i quattro generi del boss Giovanni a tenere le fila dell’organizzazione, incontrandosi spesso al banco dei meloni, esercizio commerciale ortofrutticolo gestito da uno dei generi (Carmine P).

In quel luogo avevano destinato a sala riunioni la cella frigorifera della frutta, che utilizzavano con la prudenza di far custodire i telefoni cellulari ai cugini, partner nella gestione del negozio.

In quello stesso luogo, le forze dell’ordine hanno notato anche la presenza di Francesco C., anche lui arrestato oggi, esponente di spicco dei De Stefano-Tegano e ritenuto membro del gotha decisionale della cosca, nonché gestore di numerosi canali di approvvigionamento economico del clan.

Ma le frequentazioni a questo informale centro sociale dei boss continuano anche con Stefano C., cognato di Paolo Polimeni (detto Lucifero) e Vincenzino Z., importante killer delle famiglie De Stefano-Tegano, entrambi filmati in questo luogo e arrestati.

Dalle riunioni al banco dei meloni, Carmine P. e Michele C. utilizzavano il cugino Giovanni P. per contattare il suocero latitante. Giovanni P. aveva messo le sue doti organizzative tanto a servizio della latitanza del boss Giovanni Tegano, quanto alla raccolta di consensi elettorali. Quest’ultimo si era infatti attivato, nel 2010, per sostenere alcuni politici locali. Non a caso nel rifugio di Giovanni Tegano, al momento dell’arresto, erano stati ritrovati numerosi documenti elettorali.

L’operazione di oggi arriva a smantellare la rete che aveva permesso al boss Tegano di continuare a guidare la famiglia mafiosa dalla latitanza, e fotografa una situazione odierna ancora molto preoccupante. Gli uomini di Tegano erano infatti inseriti con molti interessi nel tessuto economico e sociale di Reggio Calabria, e i recentissimi arresti per detenzione di armi clandestine, sequestro e estorsione avvenuti a Terreti rivelano la forza di un’organizzazione criminale contro la quale la lotta è ancora lunga.

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