Si è concluso domenica il Dig Awards, festival di documentari e giornalismo d’inchiesta che si è tenuto dall’1 al 3 giugno a Riccione. E di cui IRPI è partner.

Sostenuto dal Comune di Riccione e dalla Regione Emilia Romagna, il DIG è un evento unico nel suo genere in Italia, che unisce il meglio del giornalismo coraggioso del nostro Paese, con uno sguardo sempre attento ai migliori stimoli e alle ultime novità proposte dal resto del mondo.

Il DIG ha messo insieme una comunità internazionale di diggers, ricercatori, reporter che non si fermano alla superficie delle cose ma vanno oltre.

Al DIG quest’anno sono stati presentati alcuni dei lavori che hanno cambiato l’orizzonte del giornalismo nel 2017 e 2018, come Bloody Money di Fanpage, il lavoro undercover sul traffico di rifiuti in Campania; The Daphne Project, il progetto di giornalismo collaborativo che sta continuando il lavoro della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia uccisa con un autobomba lo scorso ottobre; e come Killing Pavel, il documentario premiato proprio al DIG e che ricostruisce l’omicidio del giornalista bielorusso Pavel Sheremet.

Ma quello che ha caratterizzato questo DIG è stata anche la Dig Academy, ovvero un folto programma di training riconosciuto dall’Ordine dei Giornalisti, e i momenti di networking in cui i partecipanti hanno potuto fare rete e scambiare idee che hanno tutto il potenziale per diventare nuove inchieste utili a cambiare questo mondo.

Questo è stato anche lo spirito del discorso di chiusura del giornalista d’inchiesta americano e presidente della giuria del DIG Jeremy Scahill, che ha voluto ricordare con enfasi a tutti i giornalisti perché il nostro non è un lavoro qualunque, perché a scavare la realtà in cerca della verità ci si può fare male (come dimostrano i continui omicidi di giornalisti in tutto il mondo), perché a sfidare il potere si rischia di finire isolati, soli, perché a mettere in discussione i sistemi economici e politici si finisce criticati, querelati, ma – sia chiaro a tutti, istituzioni incluse – è assolutamente necessario. Serve che i giornalisti coraggiosi continuino a scavare, a scrivere, a filmare, a testimoniare a schiena dritta il mondo perché è così – e solo così – che si protegge la democrazia.

IRPI ringrazia il DIG, il Comune di Riccione e la Regione Emilia Romagna per ricordare all’Italia perché è importante dire, a voce alta, I wanna be your watchdog.

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