di Cecilia Ferrara

La cittadina francese di Calais è l’avamposto europeo più vicino all’Inghilterra. Ogni anno vi si accalcano migliaia di profughi e migranti, quasi tutti passati per l’Italia, nella speranza di trovare un modo per attraversare clandestinamente la Manica. Ma il governo francese cosa fa?

A Calais, la città francese che si affaccia sul Canale della Manica di fronte alla britannica Dover, passano ogni anno circa 12 milioni di passeggeri e 5 milioni di veicoli tra auto e camion. Raggiungono l’Inghilterra a bordo della linea di traghetti che attraversa i 33 km di mare dello Stretto di Dover oppure il tunnel sotto la Manica, l’Eurotunnel.

Negli anni novanta hanno iniziato ad arrivare altri tipi di ‘passeggeri’, inizialmente albanesi kosovari che fuggivano dalle guerre balcaniche. Successivamente molti altri profughi, exilés in francese, da Iran, Pakistan, Afghanistan, Sudan, Eritrea, ma anche Egitto e Marocco ed oggi dalla Siria. Profughi e migranti che cercano di attraversare la Manica clandestinamente, per chiedere asilo politico nel Regno Unito o in generale per trovare condizioni di vita migliori.

Nel 1999 fu aperto un centro d’accoglienza “Centre d’hébergement et d’accueil humanitaire” in un hangar che era servito per costruire i conci dell’Eurotunnel nel limitrofo comune di Sangatte. Il centro di Sangatte, affidato alla Croce Rossa, era arrivato ad ospitare fino a 1600 migranti e fu chiuso nel 2002 dall’allora ministro dell’Interno francese Nicolas Sarkozy. L’idea era che se le autorità avessero offerto un riparo i migranti sarebbero arrivati in massa. I migranti però hanno continuato ad arrivare a Calais, sempre con l’idea di raggiungere l’Inghilterra.
Senza un riparo, si sono organizzati con le tende nei boschi alla periferia della città, chiamati ‘Giungle’, o in squat nei molti edifici vuoti della città, un tempo centro industriale e oggi in profondo declino.
Gli unici ad occuparsene sono stati i volontari di associazioni locali e gli operatori di ong nazionali, come Medicins du monde o Secours Catholique o la Caritas. Le altre organizzazioni principali che se ne occupano sono L’Auberge des Migrants, Salam, Passeur d’hospitalité, Ouverture et Humanité, i militanti anarchici di No Border, e molti privati con iniziative individuali di solidarietà.
Fino a qualche anno fa la legislazione contro chi aiutava i sans papiers era molto severa. La legge 1560 del 2012 ha ampliato le eccezioni in cui non è reato di “aiutare ad entrare o a soggiornare a stranieri in situazione irregolare”, quando si tratta di aiuti umanitari, gratuiti e di avviso legale.

Dal 2003, grazie al Trattato di Touquet, i poliziotti di frontiera inglese effettuano i controlli direttamente al porto di Calais. I migranti ogni giorno provano a passare i controlli nascondendosi nei camion. Con i sistemi di rilevamento del respiro e i cani spesso vengono scoperti, a volte arrestati e trattenuti 3 giorni dalla polizia francese, altre volte vengono lasciati andare. Altri invece riescono ad eludere i controlli e a raggiungere l’Inghilterra: a volte bastano pochi giorni altre volte mesi. È questione di fortuna.

Tra il 2013 e il 2014 il numero dei migranti in arrivo è aumentato esponenzialmente, in parallelo con l’aumento degli sbarchi in Italia. Secondo le testimonianze di migranti e operatori francesi, durante l’operazione Mare Nostrum le autorità italiane spesso e volentieri non prendevano le impronte, in pratica lasciando a chi arrivava in Italia la scelta di andare in altri paesi europei a presentare domanda d’asilo. Con la fine di Mare Nostrum invece sarebbero riprese le identificazioni in Italia.

Il 2014 è stato un anno importante per Calais: i migranti hanno raggiunto la cifra record di 2500, provocando disagio e preoccupazione tra la maggior parte dei cittadini. Dall’altra parte ci sono state importanti operazioni di sgombero delle occupazioni e delle ‘giungle’ più importanti ed è stata costruita una barriera attorno al porto di Calais con budget inglese (15 milioni di euro) per impedire gli assalti ai camion. Il sindaco Natacha Bouchart (UMP) negli ultimi due anni ha portato avanti la linea della ‘tolleranza zero’, mentre l’anno scorso è nato un gruppo di estrema destra con derive filo-naziste, Sauvons Calais, contro i migranti in città.

Ad Aprile 2015 l’ultima ondata di esplusioni da squat e giungle. Il Comune e la prefettura hanno aperto un centro diurno fuori città dove viene servito un pasto al giorno, ci sono docce e prese elettriche per ricaricare i cellulari, e di fronte a questo centro chiamato Jules Ferry c’è un terreno, che è la riserva della caccia alle anatre di Calais, dove l’accampamento informale sarà tollerato. Si sta formando, come dicono i giornali, una “giungla di stato” lontano dagli occhi dei cittadini di Calais.

Questo articolo è stato pubblicato su FaiNotizia il 30 aprile 2015.