di Matteo Civillini

Mentre si consumavano le ore più drammatiche della vicenda Diciotti, a Bruxelles si apriva un caso sul presunto utilizzo improprio dei fondi europei per il salvataggio dei migranti in mare da parte dell’Italia.

Il riferimento è al respingimento della nave Aquarius dai porti italiani e al successivo viaggio verso Valencia dello scorso giugno. Ovvero, la “madre” delle sfide provocatorie lanciate dall’esecutivo nei confronti di Ong, istituzioni europee e partner continentali che inaugurò l’attuale politica di totale chiusura. Una mossa di propaganda politica – come molti la giudicarono – che oggi sappiamo essere costata alle casse pubbliche almeno 290 mila euro, ma probabilmente il doppio, e finanziata quasi interamente grazie a contributi europei.

A una prima, e parziale, stima siamo riusciti ad arrivare grazie a una richiesta di accesso civico – il cosiddetto Foia – indirizzata alla Guardia Costiera. A giugno, l’intervento del corpo di marina si era reso necessario per accompagnare fino al porto spagnolo l’Aquarius, impossibilitata ad affrontare un viaggio di 1.400 chilometri con 630 naufraghi a bordo. […]

L’articolo completo è stato pubblicato su Open Migration il 30 agosto 2018.
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